Annarita Scalzotto racconta la SPRINT del suo MONDIALE

Elite Team - 07 September 2022

Annarita Scalzotto racconta la SPRINT del suo MONDIALE

Annarita Scalzotto racconta la SPRINT del suo MONDIALE

Annarita Scalzotto, atleta Vincentina rappresentante del Park World Tour Italia, e giovane promessa dell’Orienteering azzurro, racconta la sua esperienza ai Campionati Mondiali Juniores ad Aguiar da Beira, in Portogallo. Un mondiale juniores che riprenderà a inizio Novembre con un round di gare in bosco. 

La gara più importante della mia stagione è finalmente arrivata. Ora non mi resta altro che mettere in pratica l’allenamento, sia a secco che fisico, dell’ultimo anno; le capacità per fare bene le ho e non serve fare più di quelle che sono le mie capacità. Gli obbiettivi che mi ero scritta prima di partire, cioè i punti su cui volevo concentrarmi durante la corsa, erano tre: parti cauta, contatto e controllo (contatto con la carta e situazione sempre sotto controllo), lampadina accesa sulla parte finale. 

Partenza-1: sono partita con il “freno a mano tirato”, ho fatto la scelta di percorso più veloce ma ho comunque preso quasi 15’’. Mi succede spesso di partire lenta, per me funziona bene questa tecnica perché voglio iniziare il più in sicurezza possibile; è solo l’inizio. 

1-2: eseguo la scelta convinta e senza esitare, l’allenamento a secco ora mi torna utile. 

2-3: mentre correvo non ero sicurissima di aver preso la scelta più corta, e infatti era così, ma cercavo di non focalizzarmi su quello e di ripetermi che ormai la scelta era fatta, dovevo correre il più possibile e arrivare in fretta al punto senza ripensamenti. 

3-4-5: ho fatto le scelte più facili. Anche qui, avere la situazione sotto controllo e mantenere il contatto con la carta al 100%. Preparavo, nel frattempo, la tratta 5-6. 

5-6: con la barriera in mezzo non era così immediato valutare quale scelta di percorso fosse la più corta; alla fine ho deciso per la più semplice, passando per la zona della due, senza fare troppi slalom. La salita finale per arrivare al punto era tosta, mi sono concentrata a spingere ed essere attiva; avrei dovuto anticipare un po’ di più la tratta successiva.  

6-7: qui ho commesso l’errore che mi è costato più posizioni, infatti ho perso circa 25’’. Il punto 7 era il cambio mappa; arrivata all’incrocio subito dopo il punto, avevo già girato la mappa per vedere la seconda parte di percorso, e non ho prestato abbastanza attenzione a quale strada prendere, quindi ho continuato dritta. Dopo pochi metri, qualcosa non tornava: davanti a me riuscivo a scorgere la piazza principale di Carapito, che conoscevo abbastanza bene essendoci stata tante volte su Google Maps, allora ho controllato più attentamente la mappa, rallentando fino a fermarmi. Una volta resami conto di dov’ero finita, mi sono corretta e con calma sono ripartita per arrivare al mio punto. Proseguendo con la gara non ho mai più pensato all’errore, sono stata capace di resettare e ripartire da zero come se non fosse successo niente. All’errore ci pensi quando sei arrivata. 

7-8: qui era fondamentale fare giusta l’esecuzione, forse la mia scelta ha troppi slalom. 

8-9: tratta corta non banale in costa sulla collina, l’ho fatta in iper-controllo andando piano. 

9-10: ho sbagliato scelta e mi sono complicata la vita, però almeno l’ho eseguita bene. Potevo risparmiare 3’’. 

10-11: scelta di trasferimento, ho anticipato le tratte dopo. Stavo per mancare l’entrata al punto. 

11-12: senza pensarci troppo l’ho presa da sotto, facendo la stessa strada che avevo fatto prima. 

 12-13: scelta con barriera ma neanche troppo scelta; ho fatto la più facile, anche qui. Iniziavo a sentire la stanchezza, in salita ho stretto i denti.

13-14: ultima scelta in piano prima dell’ultima parte di gara in costante salita. Questa è stata una delle parti più difficili da gestire mentalmente, perché avevo anticipato il resto del percorso e sapevo che da questo momento fino all’arrivo dovevo solo tenere duro e dare tutto; tutti sono stanchi, l’importante è non mollare.  

14-15: le possibilità erano due, entrambe abbastanza eguali come distanza; ne ho scelta una e ho spinto. 

15-16: non avevo dubbi sulla scelta, perché era molto simile a una che mi ricordavo di aver visto durante gli allenamenti a secco. Sentivo tanto caldo e avevo sete, non c’era nessuno intorno a me con cui correre e motivarmi. Sapevo che l’ultima parte era quella più rischiosa perché i punti erano in bosco ed era facile sbagliare; quindi, cercavo di concentrarmi su quello che volevo fare, così non pensavo alla fatica. 

16-17: qui mi è tornato utile l’obbiettivo che mi ero prefissata della lampadina accesa; ho eseguito in modo sicuro la tratta stando sul sentiero. Potevo risparmiare qualche metro tagliando il bosco, ma non era il caso di rischiare ora.

17-18: è bello sentire tutti fare il tifo, mi gaso e stringo i denti, ho quasi finito.

Dopo aver passato il finish, avevo una sensazione amara in bocca (e non era solo sete). Quell’errore mi ha impedito portare a casa la gara pulita che mi ero prefissata di fare, e sapevo di non avere speranze per le prime posizioni. Ero abbastanza demoralizzata e abbattuta perché le aspettative che mi ero costruita erano alte: questa gara era il focus principale di tutta la mia stagione. Quando, subito dopo, mi è venuta incontro Mery (Maria Chiara Crippa) a farmi i complimenti per la gara, non volevo accettarli, mi serviva un po’ di tempo per digerire il tutto; poi mi ha mostrato la classifica: ero nona al momento, e non mancavano tante altre atlete all’arrivo. Piano piano mi sono ripresa, mi sono resa conto della gara che avevo appena fatto, ed è tornato il buon umore. Pensare di arrivare tredicesima un anno fa sarebbe stato impensabile, invece ora potevo dirmi in grado di competere con le più forti junior al mondo. Questa gara mi ha dato tanta motivazione per fare bene le gare dei giorni seguenti, nonostante il programma del mondiale fosse cambiato del tutto, e mi motiva ancora oggi ad allenarmi ogni giorno: se c’è tanto lavoro e impegno dietro a un obbiettivo, posso ambire ad arrivare ai vertici, l’importante è crederci. 

Come è continuata l’estate?

Dopo i mondiali junior, sono subito ripartita per la Finlandia, dove ho vissuto un mese e mezzo a Lahti, in una famiglia di orientisti, a fare una sorta di esperienza Au Pair aiutando i genitori con la loro bambina di due anni. La mia giornata tipo iniziava alle 7, mi svegliavo e aiutavo la bambina a vestirsi, per poi portarla all’asilo. Una volta lasciata a destinazione, tornavo a casa correndo (circa 15’), doccia e colazione, poi studio. Verso fine mattinata mi aspettava l’allenamento vero e proprio. Ogni martedì sera era programmato un allenamento in carta, con la squadra del Lahden Suunistajat -37; ho avuto quindi la possibilità di correre molto in bosco, cosa che punto a migliorare molto perché mi manca ancora esperienza. Ho inoltre partecipato, sempre con il Lahden, alla Viestiliiga, una staffetta nazionale finlandese; ho corso il lancio, cambiando a 4’ dalla prima, anche qui migliorabile, ma la motivazione non manca. 

E ora?

Ora il focus è sulla seconda parte di stagione, che vedrà nel mirino i campionati italiani a settembre, per poi concludere l’anno con la seconda parte dei campionati mondiali junior, che sarà concentrata solamente sulle gare in bosco.